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quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

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Ora d’aria

Giusto una boccata,di pochi minuti,rubata al lavoro.Riemergo un attimo per respirare,che per me significa scrivere.Il respiro quello vero,ce l’ho avuto sempre un po’malandato,ogni tanto la gola ancora mi si chiude e ho fame d’aria.
Da dicembre sono tornata a lavorare, la vita mi é cambiata e forse un poco anche quella di chi mi sta intorno.
Sono tornata nel mondo dei “vivi” da trentenne passata stavolta, con nuove consapevolezze e pronta a farmi carico di qualche responsabilità.
Di nuovo porte,finestre,arredamenti,cantieri e trallallá, e di nuovo a maledire mio padre,che se non fosse stato per la sua azione demolitrice,a quest’ora sarei stata un architetto.
Il lavoro,come prevedevo,mi ha aiutata a guardare la nostra situazione familiare da altri punti di vista e a capire meglio i disagi di mio figlio:il cordone ombelicale é prossimo a rottura e stiamo iniziando ad affrontare seriamente i suoi problemi di deficit di attenzione in sinergia con una psicologa e la scuola.Mi spiazza:per la sua intelligenza così più versatile della mia,per la capacità di arrivare dritto al cuore di ogni persona e portarla dalla sua parte,per gli sforzi che sta facendo,per quanto sta crescendo.
Ho tagliato i capelli,corti.
E mi sembra di essere più me.
Tolto qualche punto fermo,il resto é caos e ricerca,come sempre.
Sono ancora il cratere incandescente di un vulcano,sdoppiata tra la vita”reale” e quella del “sogno”,tra i paletti di un percorso obbligato e le fughe notturne dell’anima per vie che solo lei conosce.

CONCEZIONI

La luce fredda,dorata, dei pomeriggi di dicembre,non sembra nemmeno appartenere alla Terra.
Mi sento come la prima donna, di fronte alla prima alba che occhi umani ricordino.
E come quella donna,ho il cuore ricolmo di possibilità,e le mani impazienti di dare forma a qualcosa.
Per ora,hanno plasmato un albero di Natale,dalle assi di una cassetta di legno che conteneva arance.
Lo guardo adesso,con le lucine che lo solleticano di allegria elettrica e Saul che ci saltella intorno,iperagitato e felice.
La mia cura é nelle mie mani.

SPIEGARE LA GEOMETRIA AD UN CAVALLO

Nel mezzo del cammin della mia vita…

l’illuminazione è arrivata!

Certo che non me l’aspettavo così vent’anni fa, quando mi immaginavo missionaria in India,a evangelizzare poveri cristi o dieci anni fa quando mi vedevo anarchica sovversiva,senza fissa dimora, in giro per l’Europa a cercare di trasformare in realtà inenarrabili utopie.

Poi a trent’anni, una mattina, svegliandomi, la folgorazione : “Ciccia, ma non vedi che stai spiegando la geometria ad un cavallo (forse anche a più d’uno, ad una scuderia và!)?Posa la lavagnetta, cara, e limitati a parlare con quelli come te, che sì, ti possono capire, chè poca vita ti resta (metà è già andata, ad essere ottimisti)”.

Mezza vita passata a tentare di capire,ad ascoltare, a buttare empatia a piene mani direttamente nel secchiello della monnezza.

Qualcuno potrebbe  a questo punto, saltare alla conclusione che io voglia prendermi a sberle per lo sbaglio fatto.

Invece no.

Questa splendida trentenne rinata,e restituita all’Umanità pensante e senziente, mi piace proprio.

E a quell’ingenua ventinovenne, guardo con infinita tenerezza e indulgenza.

 

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