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A tappeto

E alla fine ci sono tornata su quel tatami : per accompagnare Saul nel suo percorso di adattamento al judo.

Bella scusa.

Ci sono tornata perché il combattimento mi accompagna dentro da una vita, popola i miei sogni la notte e non poteva non trovare un suo corrispettivo anche fuori.

E poi la mente, perennemente a caccia di coincidenze e connessioni, mi fa anche fantasticare che qualcuno da qualche altra dimensione, sia intervenuto perché ciò accadesse. Maestro Augusto, mi viene da sorridere, ma confesso che ci ho pensato.

E ho anche pensato che qualcuno ancora più in alto, qualcuno a cui non credo da tempo, abbia voluto usare il suo vecchio metodo di Chiara al tappeto, sbattuta faccia a terra, e vediamo come ti rialzi e stavolta cosa hai imparato.

Eh sì caro vecchio barbuto assiso nei cieli, ho fantasticato anche di te.

Anche la mattina che hai messo di nuovo qualcuno su questa strada ad insinuarmi il dubbio.

Mentre preparavo il locale per il compleanno della mia spina nel fianco altrimenti detta Saul, è piombata Paola, l’animatrice della festa.

Annusata e riconosciuta da tempo. Pure lei una che ama cadere faccia a terra sui tappeti per rialzarsi più forte di prima.

Dopo esserci scambiate qualche pezzo non facile delle nostre vite, mi ha detto : “Chi credi che mi abbia voluto far parlare con te oggi? Torna a lavorare per lui, ma in maniera diversa, dal basso, sporcandoti veramente le mani e mischiandoti alla gente.Qual è il tuo talento? Usalo!”.

Sbadabam! Faccia a terra.Quale Chiara si rialzerà adesso?

Judo

Cerco di ricordarlo.

Era il 2002 credo, a l’Aquila.

Il secondo anno di Fisica, quello dell’appartamento con la muffa che mi mandò all’ospedale.

Prima di ammalarmi quell’ inverno, feci in tempo ad iniziare ad accorgermi per la prima volta nella mia vita, di avere un corpo.

Non era solo sgraziato, incapace di coordinarsi, inutile, come ero stata educata a pensare : era là e reclamava tutte le attenzioni che in ventuno anni non gli avevo dedicato. Mi diceva che di lì a poco sarebbe scoppiato ( e infatti…), se non avessi dato ascolto ai suoi segnali.

E così, trasportata da non si sa bene quale forza, mi iscrissi al corso di Judo della palestra universitaria a parecchi chilometri dal mio appartamento in centro. Ci sarei andata a piedi da sola, di notte, attraversando anche strade non proprio sicure, ma non mi importava.

Su quel tatami, ho incontrato il Maestro che mi ha fatto conoscere ed amare il Judo e che oggi non c’è più : il Maestro Augusto.

Nella bontà e nella sincerità dei suoi occhi, ho capito che aveva trovato la strada e poteva insegnarmela.

Gli avevo detto che studiavo Fisica e lui mi aveva prestato un libro che custodisco ancora e non potrò mai restituirgli :”La biomeccanica del Judo”.

Il Judo, non è solo un’arte marziale, è un cammino di ricerca che mira al potenziamento reciproco di mente e corpo, attraverso una condotta di vita che deve canalizzare le energie di ognuno nel modo migliore possibile.

Settembre 2015 : Saul è tornato dalla sua seconda lezione di Judo.

Il suo Maestro si chiama Giuseppe. Saul è il più piccolo della compagnia.

Non riesce ad essere disciplinato e per questo viene spesso messo fuori dal tatami per qualche minuto, ma quando è ora di tornare a casa, non ne vuole sapere.

Io lo guardo appoggiata al muro della palestra.

Lo guardo imparare la lealtà, la sincerità, l’amicizia, lo guardo iniziare a conoscere se stesso con i propri limiti e punti di forza.

Ringrazio nel mio cuore, quella grande anima capitata sulla mia strada tredici anni fa e prego perché mio figlio trovi il coraggio di continuare.

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