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quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

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IL RITORNO

Vedo planando la laguna di Tunisi dal finestrino dell’aereo mentre Saul e Tullio dormono.

Poi cinque ore di pick-up col piccolo addormentato sulle mie gambe e in sequenza dal finestrino : verde, verde , verde, verdegiallo, verdegiallo ,giallo ,giallo ,giallo ,marrone….

Ed anche : cartelloni pubblicitari, palazzoni , traffico , villaggi, benzinai faidate, capre , strade sabbiose, uomini davanti ai caffè, mucchietti di spazzatura che fuma, bancarelle della frutta, cadaveri di pecore grondanti appesi fuori dal negozio …

Gafsa ci attende avvolta in un asfissiante cappotto d’umidità. Caotica.

Camera 403. Di nuovo.

Ancora una volta nella mia vita, mi sento come lui. http://www.youtube.com/watch?v=ZzM4D2_uOP0&NR=1&feature=endscreen

Questa terra non ha ancora finito con me.

Le mie fibre non sono abbastanza sfilacciate, vanno sbattute ancora un po’,perché la mia natura primordiale, selvatica e vera, abbia spazio per uscire.

http://www.youtube.com/watch?v=gmmvZ_iTow0

 

 

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FELICITA’

Quarantasette giorni dentro una camera d’albergo.

Ancora niente casa, ancora nessuna data certa di rientro – definitivo o no, nemmeno questo ci è dato sapere – in Italia.

Il morale inizia a cadere.

Mi sveglio al mattino, con la voglia di riaddormentarmi e perdermi in un sogno che diventa immancabilmente un incubo.

Il mio bambino si sveglia, alla luce artificiale di una stanza buia con le finestre piccole. Tra un paio di mesi ci saranno 47 gradi, il sole non deve entrare.

Teletubbies sul pc. Io, più rincoglionita di lui al suo fianco. Colazione con cornetto e succo da concentrato d’arancia : colore arancio fosforescente. Alla mammina del cibo bio e dei giochi educativi ,crolla ogni certezza, a picconate di sensi di colpa .

Non ho scelta, siamo qui per non morire di fame e io mi faccio ancora di questi problemi (come anche il mummy-marketing  attuale comanda del resto)?

Sì.

Saul si butta a terra, prende le misure, vuole capire fin dove può arrivare ad imporre la sua volontà . Non ce la faccio a sollevare mille volte al giorno diciassette (credo) chili di bambino abbandonati per terra a peso morto. Non qui, non con questa testa. E alzo la voce contro di lui,come mai avrei voluto. Ultime picconate per l’icona della mamma ideale che albergava tanto tempo fa dentro me (e che anche la rete mi ha aiutato a costruire).

Sto perdendo di vista quella felicità che credevo di aver afferrato per sempre al mio arrivo in Africa.

Poi stasera usciamo, per il solito thè alla menta per noi e succo d’arancia per Saul (da arance vere stavolta, per alleviare il mio senso di colpa, che al bambino serve INNANZITUTTO la vitamina C…).

Nel bar soliti discorsi cupi tra me e Tullio – si va o si resta? Ce la faremo qui? – mentre Saul tenta la scalata dei divanetti e saltella al ritmo delle canzoni tunisine.

All’improvviso un ragazzo si avvicina, ha dei problemi motori ma lo noto solo dopo, perchè quello che mi colpisce è la purezza disarmante del sorriso che rivolge a mio figlio.

Gli dà un buffetto sulla guancia a significare un bacetto e ci dice “thank you” per averglielo permesso.

Mi spiazza quel grazie, mi stravolge quel sorriso.

Torna poco dopo con una bottiglietta di yogurt da bere alla fragola Danup , per il bambino.

Ancora gioia purissima nei suoi occhi, solo per aver visto mio figlio.

Ed io stasera sono qui a scrivere che della vita non ho ancora capito niente.

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DI INFERMIERE,DI FUGHE,DI RICHIESTE ALL’UNIVERSO

Prima di partire per la Tunisia, andiamo a vaccinarci.

Devo fare tetano ed epatite A.

Entra prima Tullio, io tengo il bambino.

Ci mette un po’ più di quanto prevedessi ed esce con una strana espressione negli occhi.

Entro io : infermiera , sessant’anni, casco di ricci biondi, voce roca ,volto segnato.

La diresti un ex-puttana, invece mi apre un torrente di parole addosso : “Faccio volontariato in una comunità di recupero per tossicodipendenti, ho fatto la rivoluzione io,nella Roma degli anni 70, ma solo la parte intellettuale.I ragazzi della comunità mi chiedono – con questa faccia qui – se ho scopato e mi sono fatta alla grande, all’epoca. Ma io rispondo, che purtroppo, no” .

Sorride ironica, la mia infermiera.

Capisco che il discorso non finisce qua e mi ha riconosciuta al fiuto. Come io del resto.

Le anime affini non hanno bisogno di presentazioni.

“Mi ha detto il tuo compagno che state partendo per la Tunisia, perchè ha trovato lavoro là.Gli ho detto che la scelta più dura è stata la tua che hai mollato tutto per seguirlo. Anche io ho mollato la rivoluzione, se così può dirsi quella fatta da una figlia di piccoli borghesi, per seguire un uomo in giro per il mondo. Ed ora mi ritrovo qui, in un posto che non mi piace, a fare un lavoro che non mi piace”.

Capisco l’espressione contrariata di Tullio poco prima.

Apro a mia volta il mio torrente : “Signora, abbiamo molte cose in comune. Ma le assiscuro che non mi lascio nulla alle spalle. Non ho una famiglia. Solo dolore e spacchi insanabili”.

Lei mi risponde : “Anche in capo al mondo, tutto quello che non hai sanato, ti inseguirà”.

Mi infila l’ago dell’antitetanica ,dolcemente , con amore e compassione.

Ci congediamo.

“Vai ragazza mia e in bocca al lupo. Sei figa.”

Nessuno me lo aveva mai detto.

Tullio appena mi vede uscire dall’ambulatorio esordisce : “Ti ha riempito la testa di stronzate eh?”.

Sorrido.

In questa notte africana, mentre scrivo per respirare e ascolto Coltrane, faccio l’ennesima richiesta all’Universo.

Si dice che chiedendo con forza qualcosa all’Universo, tutte le forze che lo compongono, persone ,energie ,eventi , inizino a mettersi in moto perché ciò avvenga.

Voglio un Saggio sulla mia strada. Una persona che abbia vissuto la vita pienamente e senza paura , che mi rinfranchi il cammino. La Madre che ancora cerco.

Questa terra d’Africa accarezza le mie ferite senza guarirle ma risveglia ogni giorno forze che non credevo di avere .E’ tutto qua dentro quello che serve  : Saggio e Madre compresi.

Forse.

Dedicated to Patrizia : “You don’t need to fly away. Just sit and search inside yourself what you need”.Ti voglio bene.

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SI TORNA A SORRIDERE

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Questa ci siamo divertiti a scattarla con la webcam qualche giorno fa.

Saul e Tullio.Alle spalle la nostra camera d’hotel a Gafsa,

La nostra casa è ancora in fase di “finitura”.Finestre piccole perchè non entri il caldo e l’immancabile terrazza di cui devo ancora scoprire gli usi, visto che ad agosto arriveremo a cinquanta gradi.

In basso, la strada di sabbia battuta del quartiere Zarruch,in cui i bambini giocano a pallone,su cui si aprono botteghe improvvisate di generi alimentari con donne che si scambiano bottiglie di Coca Cola,mentre passa un motorino (qui dicono che ho ti fai la macchina o una moglie e due figli, la spesa è la stessa, quindi, per muoversi : motorino o taxi o gambe).

Ride Saul.

Si rotola libero nell’erba del giardino dello Jughurta Palace tra gli sguardi divertiti degli inservienti.Ha smesso di terrorizzarsi per gli abbracci e baci improvvisi delle donne.

Credo che qui porti fortuna abbracciare o baciare un bambino.

E il saluto (anche dello sconosciuto) non è ancora in disuso.

E il tempo non è consumato ma goduto.

Ieri ho visto una coppia in giardino starsene seduta a parlare per quasi tre ore davanti ad un caffè.

La prima volta che qui hanno visto Tullio trangugiare il suo espresso,gli hanno chiesto se ce l’avesse con quel caffè, per berselo in quel modo.

Ride Saul.

Per i giochi fatti insieme, per il tempo che gli sto restituendo.

E stanotte è piovuto.

A Gafsa sì.Alle porte del deserto.

IN AFRICA

6 del mattino.Albergo di Gafsa.Tunisia meridionale.Africa.

Distesa sul letto.Ogni  sorta di dispositivo elettronico acceso : tv,pc, telefonino a portata di mano.Mio figlio di due anni che dorme di fianco. Tullio già uscito a lavorare.

Paura.

Stupore per come riescano a convivere immondiza e connessioni wi-fi.

Ritmo della vita ripreso per i capelli.Mi riscopro a fare gesti lenti e misurati.

La sera crollo in un sonno diverso.Pieno di sogni.Sento l’abbraccio di questa terra : dormi…

Paura.

Nel deserto fa freddo.E il sole ti brucia discretamente,senza  che tu te ne accorga.

Capre nelle strade di sabbia battuta, invase da pezzi di buste di plastica azzurra,insegne pubblicitarie di cosmetici,donne con cappotti che coprono i culi e agghindate come tv europea insegna.Uomini che riempiono i caffè.Sigarette sempre accese.

Studenti.Portatili a tracolla,camminano con lo sguardo proiettato in avanti sulle strade di sabbia battuta piene di plastica.

Saul sta per svegliarsi.

Sta per cominciare un nuovo giorno.

In Africa.

 

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