chiaranonmente

quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

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Cattiveria

É il modo di comportarsi del cane “captivus”, cioè prigioniero, legato ad una corda, affamato, che guarda il cane libero che corre davanti a lui.
Io quel cane lo capisco, ma non riesco a provare pietà per gli esseri umani come lui, prigionieri del proprio ego gonfio e tronfio, ignoranti, invidiosi, pettegoli, bassi.
Ho lasciato i miei fianchi scoperti, nel mio ritorno in Abruzzo. Pensavo di tornare a casa, tra gli affetti, e invece la pecora e stata condotta al macello e pungolata durante tragitto.
Ai loro occhi, i soldi di un buono stipendio, una che si “ostina” a non trovare lavoro, una famiglia felice: che fastidio.
E allora gli è sfuggito un poco di veleno, dai cuori affamati di disgrazie altrui.
L’ignoranza, così come viene intesa normalmente, non c’entra.
Ho incontrato persone empatiche e belle che non avevano mai aperto un libro, e laureati molto simili al cane di sopra,  che il sapere non é riuscito ad affrancare dalla totale assenza di umanità.
Dopo giornate trascorse a piangere per quello che ho visto e udito, sono tornata nella mia tana di tufo, nella città delle forre, dove qualche rigurgito ancora mi ritrascina sul fondo, ma dove so che devo continuare a combattere ogni giorno, per la MIA famiglia.

Elefante che piange

Del resto qualcuno ha detto…

“Non é forte chi trova la forza di andare avanti,ma chi é capace di andare avanti senza più forze”

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GRAZIE PER L’AMORE

Dopodomani saranno trentatré anni che respiro l’aria di questo Pianeta.

E la cosa che si chiama Amore, continua a farsi carne e sangue nelle mani e poi scivola via, per non farsi afferrare.

Non l’ho acchiappata nemmeno stavolta, ma l’ho trattenuta un istante più lungo degli altri.

Ed è bellissima.

E non è solo di chi ha procreato, o di chi ha trovato quell’anima sorella : è di tutti, lo so per certo adesso.

É di chi ha il coraggio di presentarsi col cuore senza difese, di chi non ha paura di sporcarsene, è di chi ama questi giorni assegnati, di dolore e sforzo, e noia e sconfitta e malattia, e tenerezza e istanti di pura felicità ,e abbracci nella notte e risate di bambini.

E non so ancora come spenderli questi talenti che pesano ogni giorno di più, in questa bisaccia di viandante.

E la paura di non poterli impiegare più, e la colpa di averli sprecati, mi annebbia i pensieri.

Ma l’Amore mi tende la mano, mi dice che niente è perduto, che la strada è quella giusta.

Trentatré anni : grazie per l’ Amore, per quello ricevuto, per quello dato, per quello ritrovato.

Foto scattata da Saul

Foto scattata da Saul

NIENTE É COME SEMBRA

Questa Tramontana che soffia incessantemente da ieri sera, mi ha messo una perla tra le dita, mi ha anestetizzato il cuore perché dalla sua spaccatura indolenzita, potessi tirare fuori qualche parola, senza farmi troppo male.

Niente è come sembra.

Pensavo che saper scrivere bastasse.

Per poter guadagnare il pane con le tue parole, devi farle prostituire per pochi spiccioli.

Ad ognuna una monetina, ad alcune, giudicate indegne, accessorie, insignificanti, neanche quella.

Ho smesso di studiare Fisica perché l’amavo, perché avevo capito che non avrei potuto dedicarle la vita.

Non posso smettere,allo stesso modo, di scrivere, perché sarebbe come comandare al cuore di fermarsi, ma non svenderò le mie parole.

Niente è come sembra.

Un lavoro ben pagato, promesse di un impiego anche per me, una casa bellissima.

E invece, domani, lui partirà per un posto lontano, a vendere il suo saper fare, se vorrà guadagnare il pane per la nostra famiglia, le promesse nei miei riguardi sono andate a farsi fottere, la casa bellissima ha il cesso rotto e il frigo che non raffredda.

Niente è come sembra.

Credevo di essere una buona madre, volevo avvicinarmi alla perfezione, e, tutta impegnata a fare questo, stavo soffocando mio figlio, impedendogli di crescere.

Evitandogli il dolore, dissipandogli la noia, affogandolo d’amore, pensavo di fare bene.

E ora devo ritirare piano piano, il garbuglio dei miei rovi, perché il suo arbusto possa svilupparsi.

Niente è come sembra.

Una donna davanti ad un pc,alle dieci del mattino, con una tazza di thè vuota di fianco.

Disoccupata.

Madre sbagliata.

Che passerà una domenica (e un lunedì,martedì e mercoledì) sola con suo figlio e il marito all’estero a lavorare.

Schermata dal mondo da un velo di ombretto.

No, non è una donna finita, ma una che ha appena iniziato a combattere.

ALTRO DA ME

Ci ho messo quasi trentatré anni per vedere spuntare in me questa mutazione.

Incontravo qualcuno e quel qualcuno diventava me, il suo sentire il mio, i suoi problemi da risolvere, i miei, in una specie di empatia estrema. Giornate passate lontano da me, nelle vite immaginate degli altri.

Poi la mutazione, a suon di botte ricevute, a forza di vedere che loro non si comportavano affatto come avrei fatto io al loro posto, che la bassezza esiste e qualcuno ne fa ampio uso, che esistono punti di vista completamente diversi e vite giocate su altri piani, che fosse legittimo disinteressarsene e affrontare con coraggio la persona da cui stavo scappando : me stessa.

Sto leggendo “La deriva dei continenti” di Russel Banks, ad un certo punto dice che :”Quando cerchi di conquistare l’amore di qualcuno che ti somiglia per sesso, carattere, cultura o tipo fisico, lo fai perché ami proprio quegli aspetti di te, ma quando cerchi l’amore di qualcuno diverso da te, è di te stesso che vuoi liberarti”.

In quei due verbi “conquistare” e “cercare” c’è la chiave.

La conquista è un processo lungo e pieno di ostacoli, attraverso l’altro devi fare i conti anche con quello che detesti di te, ma alla fine avrai padronanza completa del tuo essere.

In quel “cercare”, c’è il bisogno spasmodico di una verità già pronta, di un buco nero in cui gettarsi per autodistruggersi, poco importa se con la speranza di rinascere poi.

In un’altra vita, il mio desiderio era proprio quello : autodistruggermi.

Oggi ho accettato la sfida. Voglio fronteggiarmi e conquistarmi ,senza paura di mettere la giusta distanza tra me e chi non mi assomiglia.

 

 

MI MANCATE

In Abruzzo,alle radici,nei giorni sospesi di queste ferie assegnate,mi ritrovo a pensarvi esistenze che mi mancate e che mi fate ingoiare lacrime di nascosto.
Ci sei tu,papà.L’immagine di te curvo a pescare cannolicchi,e le fantasie taglienti,di come avresti giocato col nipote che non ti ha mai conosciuto e porta il tuo nome.
Ci sei tu,amica che ti sei portata la mia infanzia nella tomba,che l’11 agosto ne avresti compiuti 33.
Ci sono quelli che non hanno piú un volto,che fossero almeno felici.
C’é una bambina con i capelli castani e lo sguardo vispo che mi abita dentro senza poter nascere ,che figli non si può.
Tutti voi mi mancate e mi rendete questi luoghi amari e ostili.

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