chiaranonmente

quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

Nottate

RosaLa pianta di rosa che mi ha regalato Valeria, ha un bocciolo inaspettato.

L’ho scoperto stamattina, nel mio giro sul balcone per vedere le mie piante rinvigorite dopo l’annaffiatura di stanotte.

Le osservo sempre compiaciuta : al tramonto appassite, al mattino rinate.

Le nottate iniziano dopo Saul, con l’annaffiatura, poi qualche pagina, letta stando allungata su una poltrona Ikea troppo stretta, col collo dolente appoggiato su un bracciolo e gambe e piedi finalmente nudi.

Il libro parla di uva e caffè consumati su un balcone, di sera, di faccia al deserto palestinese, di un uomo e di una donna, della loro vita insieme, raccontata dai loro diversi punti di vista.

Le mie gambe continuano a non volersi fermare, anche quando sono ferme : formicolano, fanno male, mi tormentano, mi tengono sveglia nelle nottate di giugno.

E poi c’è il geco, minuscolo, vispo, a tenermi compagnia sui muri della cucina : si fa vedere sempre alla solita ora e io l’aspetto, piena di stupore bambino ogni volta, e insieme con la sottile paura che possa avvicinarsi troppo.

Fuori dalla finestra, vedo immigrati con i figli al seguito. Escono sempre di notte. Non hanno la pay-tv e nemmeno il condizionatore : la frescura di quelle ore è tutta per loro, e per me che ho i tarli nelle gambe e nel cuore.

La tv di una finestra di fronte camera mia, resta accesa tutta la notte, forse è un malato o una persona sola, come la dolce anziana Lisetta dell’appartamento di fianco al nostro.

Saul ha voluto entrarci, e lei ci ha mostrato la foto del marito morto da poco, che tiene sul comodino.

Ha voluto quella degli ultimi giorni della sua malattia, perché è così che lo ricorda. La vita le sembra inutile senza di lui, fatica ad abituarsi, a trovare un senso.

Mi chiede scusa, se la notte accende un poco la tv, teme che si senta. Lo fa perché non riesce a dormire.

Passioni

Avevo sette o otto anni.

Mio padre mi obbligava a leggere una favola di Fedro e a trarne la morale.

“Non ci riesco”

“Possibile?Qual è la morale?Qual è?”. Me lo chiedeva con insistenza e urlando, ma io vedevo un racconto di animali e basta.

Quaderni di scuola elementare gettati in aria perché disordinati : i puntini sopra le “i” erano grossi come nocciole, e non c’era pagina senza l’abrasione di una cancellatura o l’onda sinuosa di un’ “orecchia”.

Esercizi supplementari di matematica, negli afosi pomeriggi d’estate.

Pianti.

Mi sentivo un’ idiota e anche goffa, quando mi diceva che non ero coordinata e lo sport non faceva per me.

Anche la manualità e il disegno, a pensarci bene.

Dopo il liceo ho scelto la facoltà di Fisica, per dimostrargli che la forza di volontà di un’ idiota, poteva avere la meglio, a volte.

Non mi sono mai laureata.

I libri nonostante tutto, non sono riuscita mai ad odiarli, preferendo di gran lunga quelli senza morale ma scritti bene.

La manualità, insieme alla scrittura, che è manualità con le parole, mi tiene in vita.

Scrivo, mentre si raffredda la torta di una nuova ricetta, che dovevo assolutamente sperimentare.

La consapevolezza di avere un corpo, scoordinato ma perfetto, me la sono dovuta guadagnare : sono stata ortoressica e dare il lasciapassare a qualsiasi forma di piacere, mi costa ancora fatica.

Le passioni sopravvivono a  qualsiasi tentativo di mortificazione : non si può separare un essere , dalla sua essenza.

Pelle nuova

É bellissimo sentire all’alba,stesi sul letto,il richiamo degli uccelli della forra appena svegli.
Mi fa sentire morta,paragonata a loro,impazienti di vita al sorgere del sole.
Eppure sono viva,con le sue piccole ginocchia puntate sulla schiena,un herpes al lato sinistro della bocca,e il cuore leggero per una gioia segreta.
Ho sognato che buttavo via marciume secco e vecchio,direttamente dai pori della pelle : si aprivano e mi liberavo.
Gli uccelli hanno smesso.
Saul si è girato.
La Vita mi aspetta.

Barriere

Mettere una barriera tra me e il mondo per un poco : ci ha pensato l’olfatto.

È il mio senso guida, e la sinusite lo ha ingabbiato.

Una realtà senza odori è un film muto in bianco e nero, per me.

Ma per le mie ferite, va bene così, un’anestesia vale l’altra.

Ad un anno da quando lo abbiamo portato via da quell’asilo, un’altra madre passata per la stessa trafila insanguinata, mi conferma il “trattamento” riservato ai “bambini di movimento”, e sono lacrime nascoste, e carezze al suo viso mentre dorme, immaginando cosa ha passato e cosa ancora trattiene dentro.

“Le selezioni vanno per le lunghe, si senta libera di accettare altre offerte” : bene, io attendo il vostro lasciapassare per tornare nel mondo dei vivi, di quelli che si alzano per andare a lavoro, ma il mio corpo non è paziente e capace quanto me, e si riempie di mali che spuntano come maledetti funghi, a dirmi che così non può andare.

Valeria mi ha regalato una pianta di rosa : resistente, rude e spinosa, ma per chi sa attendere, anche vellutata e profumata : spero siano bianche.

Io spero, e mi trema il cuore, guardando le rondini tornare, persone ancora capaci di donare, mio figlio ancora capace di sorridere, non so fare diversamente che sperare, camminare nella tempesta e sperare.

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Questa rosa è per tutti i pellegrini nella tempesta.

Crepe

Alla fine il verde è arrivato, a nutrirmi e a graffiarmi gli occhi.

Le crepe si sono aperte : quello che c’è sotto, sa di vita e sa di morte : c’è il seme schiantato dal potente germoglio che ha bucato la terra.

Ho sognato una donna che mi porgeva una grossa fetta di pane e io mi precipitavo a divorarla.

E allora lei me la strappava di mano : “Non così, non così di fretta.Va assaporata”.

Sono rimasta con la fame e la certezza che il gusto della vita me lo sto perdendo, presa come sono a staccare voracemente e inghiottire pezzi di cibo, di istanti, di sguardi, di silenzi, di problemi, di speranze.

Ho rivisto Angelica, una delle mie memorie viventi, che io dei ricordi trattengo solo quello che mi conviene.

Si riesce a parlare una lingua molto simile con quelli con cui si è condiviso molto, anche se distanze fisiche ci separano.

É stato bello poter ridere degli aspetti grotteschi delle nostre esistenze, e se lei mi dice che quello che scrivo è cupo, ha ragione, e mi fa sorridere, se un altro mi adula dicendomi che apprezza quello che scrivo, mi incazzo.

Angelica mi smaschera senza paura, ed è per questo che le voglio bene.

Si contano sulle dita di una mano, quelli che hanno avuto il coraggio di farlo con me : Tullio che lo fa di continuo, Federica mia sorella, Dina la mia figliastra.

I più, già dalla seconda volta che ci parlo, mi chiamano col diminutivo “chiaretta”, così si spaventano di meno.

Il lato dolce e affabile è solo la punta del mio iceberg.

Ora assomiglio per la verità alla “Cosa” dei fumetti della Marvel : una montagna di fango piena di crepe : sarà nascita, morte o entrambe?

Lupo

Lupo felice scampato ad un incendio. Disegno di Saul.

La Paura

La signora Valeria, mi ha regalato una piantina di bucaneve.

Bucaneve2

A pensarci bene, è una pianta che ricorre spesso nella mia vita.

Era sui balconi assolati di mia nonna, dove passavo ore d’estate, a giocare con le formiche.

Era sulla terrazza di fronte ad una finestra, nell’inverno aquilano più lungo che io ricordi, sommersa dalla neve.

In quella casa per studenti piena di muffa mi ammalai, e di ritorno dall’ospedale, notai i fiorellini rosa fare capolino tra il ghiaccio nei vasi.

Adesso, qui, ora, quel germoglio verde tenero là in mezzo, mi assomiglia tanto.

Ho finito “L’arte di sognare” di Castaneda, e ho iniziato, dello stesso autore “A scuola dallo stregone”, che riporta ugualmente le esperienze fatte nell’apprendistato con don Juan, lo sciamano Yaqui.

E ho fatto il mio primo sogno lucido, semplicemente esprimendo il forte intento di farlo.

La mia razionalità, mi ha fatto sorridere : “Possibile che quello che diceva lo stregone fosse vero?”

Quello che ho sperimentato, mi fa invece ancora tremare le gambe.

Qualcuno con una chiave, si era introdotto in casa e da alcuni elementi contraddittori, ho capito di stare sognando.

La presenza cupa era in camera di fronte a me, ed io, per la prima volta, ho provato ad uscire consapevolmente da un sogno.

Per un istante ho sentito la testa ovattata e la sensazione di non sapere bene dove mi trovassi.

Ho aperto gli occhi e cercato spasmodicamente, qualsiasi cosa che mi confermasse che ero di nuovo nella mia realtà e non più nel sogno.

Ho paura, e la ricapitolazione che ho iniziato a fare, mi conferma, che questo sentimento, accompagna la mia vita da sempre, è una presenza costante, come i bucaneve.

Ho rinunciato spesso ad agire, a spingermi oltre e solo perché la paura ha avuto la meglio.

Ed è proprio la paura, il primo grande ostacolo alla conoscenza, secondo lo sciamano.

L’ uomo di conoscenza, è quello che continua a voler conoscere, nonostante la paura, non la rifiuta, e non si lascia vincere da essa, ma la domina.

Ricapitolare

Svegli con la nebbia stamattina.

E una pioggerella fine che bagna le lenzuola che ho steso nel terrazzo condominiale, e che non posso ritirare.

Siamo bloccati a casa a far passare la varicella, con le corse all’aria aperta bloccate nelle gambe lui, e la nostalgia di sole in faccia io, che si somma a tutte le altre.

Faccio colazione con pane e nutella e un litro di camomilla, per affrontare questa giornata senza disintegrarmici contro in un urto frontale, lasciando che mi passi attraverso, come due treni fantasma che corrono in direzioni opposte.

Ieri ho letto un altro pezzo de “L’arte di sognare”.

Lo sciamano dava a Carlos un’ altra istruzione per guadagnare energia : apprendere e mettere in pratica l’arte della “ricapitolazione”.

Gli eventi della nostra vita, gli incontri fatti, spesso li ingoiamo senza digerirli, e vanno a finire non metabolizzati, da qualche parte dentro di noi, accumulandosi e generando caos che ci ruba energia.

Potremmo invece sfruttarli a nostro favore per sviluppare la mobilità del nostro corpo energetico.

Il meccanismo da mettere in atto è quello della “ricapitolazione” : richiamare alla memoria e rivivere, più accadimenti e più persone possibili del nostro passato, sforzandosi di riportare in vita anche tutte le emozioni e i dettagli legati ad una particolare situazione e poi, dopo averla sezionata, metterla via, in una sorta di catalogo immaginario, per ripescarla facilmente all’occorrenza.

Per me che ho imparato a dimenticare per salvarmi la pelle, sarà una sfida, ma dovrò decidermi ad affrontarla, se voglio raggiungere la mia nuova consapevolezza.

Febbraio

Dolce e terribile febbraio.

Il mese di chi aspetta.

É tutto pronto, sotto la terra calda e umida, il verde tenero sta per erompere, in tutta la sua vitale potenza.

Eppure nulla accade. Non ancora.

Febbraio, mi hai portato i germogli di garofano che mi ha regalato la signora Valeria.

Io le pulisco le scale e lei, inconsapevolmente, mi insegna la vita.

Me li ha messi in una bustina, me li ha dati a lavoro finito, mostrandomi come dovrò piantarli.

Non può sapere che sono i miei fiori preferiti, i “carufinill”.

garofani

E mi hai portato le sequenze psichedeliche di Dumbo. Pensavo fosse un semplice cartone, invece è un capolavoro. Saul ha voluto guardarlo due volte.

E poi, “L’arte di sognare” di Carlos Castaneda, con gli insegnamenti che lui stesso ha ricevuto, alla scuola di uno sciamano Yaqui : voglio padroneggiare i miei sogni, voglio muovermi consapevolmente al loro interno, per trarne quello di cui ho bisogno.

Nel mio lavoro di articolista, invece, mi è stato chiesto di scrivere un articolo con questo titolo : “Cosa fare per la festa della donna”, e ho avuto modo di ripensare a quello che darebbe una spinta al nostro percorso di liberazione,  che ha poco a che vedere con un uomo che si spoglia per denaro, e molto con la solidarietà che dovrebbe unire noi schiave, di un pensiero mai morto.

Febbraio, io ancora aspetto, ma anche se all’esterno non ancora si vede, continuo a crescere.

 

 

 

 

 

 

Amaro

Non ci sono lacrime, per chi ha tradito se stessa.
Non ci sono aiuti.
Ci sono i sensi di colpa di madre, che ti levano il sonno.
E basta.
Ho aperto le mie mani ed erano vuote.
Adesso ho la mia pena e nessuna luce dentro questo tunnel.
Gli avvoltoi affilano gli artigli.

COME IL VENTO

Come il vento muto e non ho dimora.
Ti lambisco il viso con dolcezza o lo taglio col freddo che mi abita dentro.

Passano in fretta questi giorni di gennaio,in una casa appena occupata.
Noi tre,mamma,bimbo e papà,a dormire in un solo letto.
Tu piccolo amore, fai sogni spensierati, con le tue gambe sempre più lunghe, intrecciate alle nostre.
Tuo padre dorme il sonno pesante di chi lavora tredici ore al giorno.
Io fisso il buio della camera e conto le ore alla notte.
Dove saremo domani?Dove moriranno i giorni di febbraio?Tu riuscirai ad ambientarti di nuovo?Altrove?
Io riuscirò a tenere ancora le fila di questa famiglia, come un bravo acrobata, senza cadere mai, che la rete non c’è?
Non ho risposte.
Sento crescere un poco di saggezza, a scapito della nostalgia che mi stringe alla gola.

La saggezza deriva dallo stare imparando ad essere vento.
Si diventa quello che si è, ed occorre esattamente una vita per farlo.
Ed allora voglio metterci piú tempo che posso, perché questa vita,credo di amarla.

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