chiaranonmente

quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

Archivi per il mese di “aprile, 2015”

Barriere

Mettere una barriera tra me e il mondo per un poco : ci ha pensato l’olfatto.

È il mio senso guida, e la sinusite lo ha ingabbiato.

Una realtà senza odori è un film muto in bianco e nero, per me.

Ma per le mie ferite, va bene così, un’anestesia vale l’altra.

Ad un anno da quando lo abbiamo portato via da quell’asilo, un’altra madre passata per la stessa trafila insanguinata, mi conferma il “trattamento” riservato ai “bambini di movimento”, e sono lacrime nascoste, e carezze al suo viso mentre dorme, immaginando cosa ha passato e cosa ancora trattiene dentro.

“Le selezioni vanno per le lunghe, si senta libera di accettare altre offerte” : bene, io attendo il vostro lasciapassare per tornare nel mondo dei vivi, di quelli che si alzano per andare a lavoro, ma il mio corpo non è paziente e capace quanto me, e si riempie di mali che spuntano come maledetti funghi, a dirmi che così non può andare.

Valeria mi ha regalato una pianta di rosa : resistente, rude e spinosa, ma per chi sa attendere, anche vellutata e profumata : spero siano bianche.

Io spero, e mi trema il cuore, guardando le rondini tornare, persone ancora capaci di donare, mio figlio ancora capace di sorridere, non so fare diversamente che sperare, camminare nella tempesta e sperare.

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Questa rosa è per tutti i pellegrini nella tempesta.

Crepe

Alla fine il verde è arrivato, a nutrirmi e a graffiarmi gli occhi.

Le crepe si sono aperte : quello che c’è sotto, sa di vita e sa di morte : c’è il seme schiantato dal potente germoglio che ha bucato la terra.

Ho sognato una donna che mi porgeva una grossa fetta di pane e io mi precipitavo a divorarla.

E allora lei me la strappava di mano : “Non così, non così di fretta.Va assaporata”.

Sono rimasta con la fame e la certezza che il gusto della vita me lo sto perdendo, presa come sono a staccare voracemente e inghiottire pezzi di cibo, di istanti, di sguardi, di silenzi, di problemi, di speranze.

Ho rivisto Angelica, una delle mie memorie viventi, che io dei ricordi trattengo solo quello che mi conviene.

Si riesce a parlare una lingua molto simile con quelli con cui si è condiviso molto, anche se distanze fisiche ci separano.

É stato bello poter ridere degli aspetti grotteschi delle nostre esistenze, e se lei mi dice che quello che scrivo è cupo, ha ragione, e mi fa sorridere, se un altro mi adula dicendomi che apprezza quello che scrivo, mi incazzo.

Angelica mi smaschera senza paura, ed è per questo che le voglio bene.

Si contano sulle dita di una mano, quelli che hanno avuto il coraggio di farlo con me : Tullio che lo fa di continuo, Federica mia sorella, Dina la mia figliastra.

I più, già dalla seconda volta che ci parlo, mi chiamano col diminutivo “chiaretta”, così si spaventano di meno.

Il lato dolce e affabile è solo la punta del mio iceberg.

Ora assomiglio per la verità alla “Cosa” dei fumetti della Marvel : una montagna di fango piena di crepe : sarà nascita, morte o entrambe?

Lupo

Lupo felice scampato ad un incendio. Disegno di Saul.

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