chiaranonmente

quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

ALLE ORIGINI

Tutto è partito dal rumore bianco.

In realtà, non sapevo neanche che si chiamasse così.

Cercavo,una mattina di neri e insistenti pensieri, un rumore che mi tranquillizzasse,proprio un rumore, non una melodia.

Un suono che mi riportasse alla Natura, all’unica Casa che sento mia : onde del mare, pioggia, vento.

Sulla schermata di Youtube , mi apparivano,  insieme ai filmati di riproduzione di suoni naturali, la registrazione del suono del phon, quello della lavatrice, quello dell’aspirapolvere.

Il suono del phon! Quando ero piccola riusciva a regalarmi una pace immensa, lo ricordo perfettamente, e mi richiamava immagini del deserto, del Sahara,dove poi sarei  effettivamente andata.

Quel rumore lo sentivo come  una parte di me, una voce che mi raccontava una storia che già sapevo, e per questo rassicurante.

Mi sono documentata, è tutto spiegabile, è “scientifico” : ci calmiamo al suono dei “rumori bianchi”.

Come la luce bianca è data dall’insieme di onde elettromagnetiche di tutte le frequenze dello spettro visibile, così il rumore bianco idealmente (nella realtà è un poco diverso), è dato dalla sommatoria delle diverse frequenze sonore,tutte alla stessa ampiezza e senza periodicità, ed è una carezza per il nostro cervello.

Da qui mi è partita qualche intuizione.

E se noi fossimo stati “luce bianca” e “rumore bianco”,se l’Universo fosse il risultato di un passaggio attraverso una specie di “prisma spazio-temporale”, che ha scomposto quell’unità nelle diversità che oggi conosciamo, esattamente come la scomposizione di un fascio di luce bianca attraverso un prisma ottico?

E se il nostro cervello fosse concepito per gestire questa diversità, per classificare, per creare interconnessioni, per trovare coincidenze, insomma per tenere insieme il tutto e non farci “impazzire” al ricordo di quell’unità che eravamo e che qualche mistico riesce a toccare per un poco o che qualcuno, più semplicemente,prova a rievocare, con le sensazioni suscitate da un rumore bianco?

All’inizio è smarrimento, di fronte a questo fascio di vibrazioni tutte diverse, che mettono in crisi il cervello, che vorrebbe provare ad ordinarle, poi ci lasciamo cullare.

Saul per esempio, ha una paura terribile del rumore bianco della tv,quello dello schermo a “pallini” non sintonizzato su alcun canale.
lo
Da piccola, proprio come Saul, ricordo perfettamente di essere stata più sensibile ai richiami di quel Tutto originale, essendo forse il cervello ancora poco abile in quel processo di scissione e il ricordo di quello che ero stata, temporalmente più vicino e quindi più vivido. In altre parole, il phon o il vento, riuscivano a rilassarmi immediatamente e ad evocarmi immagini, mentre oggi faccio più fatica, mi sento terribilmente “scissa”, rispetto ad allora.

I pensieri, le preoccupazioni, le ansie, riescono ad avere la meglio : è il cervello che si/ci sta difendendo e fa il suo lavoro perché questa realtà continui ad esistere?

 

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