chiaranonmente

quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

Archivi per il mese di “ottobre, 2014”

LA GIOSTRA

Se questa ruota si fermasse
saliresti forse tu
e con bisturi lieve
mi apriresti la calotta
dipanando il filo rosso che mi soffoca
trasformandolo in ricamo.

Arazzo scarlatto
di cavalli selvaggi
impresso per sempre. Continua a leggere…

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NIENTE É COME SEMBRA

Questa Tramontana che soffia incessantemente da ieri sera, mi ha messo una perla tra le dita, mi ha anestetizzato il cuore perché dalla sua spaccatura indolenzita, potessi tirare fuori qualche parola, senza farmi troppo male.

Niente è come sembra.

Pensavo che saper scrivere bastasse.

Per poter guadagnare il pane con le tue parole, devi farle prostituire per pochi spiccioli.

Ad ognuna una monetina, ad alcune, giudicate indegne, accessorie, insignificanti, neanche quella.

Ho smesso di studiare Fisica perché l’amavo, perché avevo capito che non avrei potuto dedicarle la vita.

Non posso smettere,allo stesso modo, di scrivere, perché sarebbe come comandare al cuore di fermarsi, ma non svenderò le mie parole.

Niente è come sembra.

Un lavoro ben pagato, promesse di un impiego anche per me, una casa bellissima.

E invece, domani, lui partirà per un posto lontano, a vendere il suo saper fare, se vorrà guadagnare il pane per la nostra famiglia, le promesse nei miei riguardi sono andate a farsi fottere, la casa bellissima ha il cesso rotto e il frigo che non raffredda.

Niente è come sembra.

Credevo di essere una buona madre, volevo avvicinarmi alla perfezione, e, tutta impegnata a fare questo, stavo soffocando mio figlio, impedendogli di crescere.

Evitandogli il dolore, dissipandogli la noia, affogandolo d’amore, pensavo di fare bene.

E ora devo ritirare piano piano, il garbuglio dei miei rovi, perché il suo arbusto possa svilupparsi.

Niente è come sembra.

Una donna davanti ad un pc,alle dieci del mattino, con una tazza di thè vuota di fianco.

Disoccupata.

Madre sbagliata.

Che passerà una domenica (e un lunedì,martedì e mercoledì) sola con suo figlio e il marito all’estero a lavorare.

Schermata dal mondo da un velo di ombretto.

No, non è una donna finita, ma una che ha appena iniziato a combattere.

ALLE ORIGINI

Tutto è partito dal rumore bianco.

In realtà, non sapevo neanche che si chiamasse così.

Cercavo,una mattina di neri e insistenti pensieri, un rumore che mi tranquillizzasse,proprio un rumore, non una melodia.

Un suono che mi riportasse alla Natura, all’unica Casa che sento mia : onde del mare, pioggia, vento.

Sulla schermata di Youtube , mi apparivano,  insieme ai filmati di riproduzione di suoni naturali, la registrazione del suono del phon, quello della lavatrice, quello dell’aspirapolvere.

Il suono del phon! Quando ero piccola riusciva a regalarmi una pace immensa, lo ricordo perfettamente, e mi richiamava immagini del deserto, del Sahara,dove poi sarei  effettivamente andata.

Quel rumore lo sentivo come  una parte di me, una voce che mi raccontava una storia che già sapevo, e per questo rassicurante.

Mi sono documentata, è tutto spiegabile, è “scientifico” : ci calmiamo al suono dei “rumori bianchi”.

Come la luce bianca è data dall’insieme di onde elettromagnetiche di tutte le frequenze dello spettro visibile, così il rumore bianco idealmente (nella realtà è un poco diverso), è dato dalla sommatoria delle diverse frequenze sonore,tutte alla stessa ampiezza e senza periodicità, ed è una carezza per il nostro cervello.

Da qui mi è partita qualche intuizione.

E se noi fossimo stati “luce bianca” e “rumore bianco”,se l’Universo fosse il risultato di un passaggio attraverso una specie di “prisma spazio-temporale”, che ha scomposto quell’unità nelle diversità che oggi conosciamo, esattamente come la scomposizione di un fascio di luce bianca attraverso un prisma ottico?

E se il nostro cervello fosse concepito per gestire questa diversità, per classificare, per creare interconnessioni, per trovare coincidenze, insomma per tenere insieme il tutto e non farci “impazzire” al ricordo di quell’unità che eravamo e che qualche mistico riesce a toccare per un poco o che qualcuno, più semplicemente,prova a rievocare, con le sensazioni suscitate da un rumore bianco?

All’inizio è smarrimento, di fronte a questo fascio di vibrazioni tutte diverse, che mettono in crisi il cervello, che vorrebbe provare ad ordinarle, poi ci lasciamo cullare.

Saul per esempio, ha una paura terribile del rumore bianco della tv,quello dello schermo a “pallini” non sintonizzato su alcun canale.
lo
Da piccola, proprio come Saul, ricordo perfettamente di essere stata più sensibile ai richiami di quel Tutto originale, essendo forse il cervello ancora poco abile in quel processo di scissione e il ricordo di quello che ero stata, temporalmente più vicino e quindi più vivido. In altre parole, il phon o il vento, riuscivano a rilassarmi immediatamente e ad evocarmi immagini, mentre oggi faccio più fatica, mi sento terribilmente “scissa”, rispetto ad allora.

I pensieri, le preoccupazioni, le ansie, riescono ad avere la meglio : è il cervello che si/ci sta difendendo e fa il suo lavoro perché questa realtà continui ad esistere?

 

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