chiaranonmente

quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

Pietro e Olga

Pietro si slaccia gli scarponi seduto sul bordo del letto, poi si passa una mano sulla testa rasata, i capelli stanno ricrescendo, deve ritagliarli.E’l’ultimo pensiero, prima di buttarsi sfinito sul materasso che si piega senza opporre resistenza,sotto il peso della sua corporatura massiccia.La manifestazione lo ha sfinito:i cori,il freddo,le birre.
Si sveglia dopo un’ora.Deve pisciare e ha fame.
Si trascina in cucina.C’è sua madre seduta al tavolo che si trucca con uno specchietto in mano.Gli sembra che abbia un viso strano, come distorto,forse perchè ha gli occhi ancora appannati.Pietro se li stropiccia.
Merda,resta uguale.
“Mà,cazzo hai fatto alla faccia?” sbiascica aprendo il frigo,senza avere più il coraggio di guardarla.
“Neanche più una ruga,hai visto?Ti piace bambolotto mio?”.Si alza mettendo le braccia intorno al collo di Pietro che si divincola scansandola con una manata.
“Mi fai pena”.
“Non dire così amore,con quello che mi è costato fare questo “botox”,il dottore ha detto che si chiama così.Stasera esco,tuo padre è al club”.
Pietro con la bocca piena di un pezzo di tramezzino bofonchia un:”Ok.Divertiti con la tua nuova faccia da culo”.
E lei:”Non ho capito.Cosa hai detto amore?”.
“Lascia stare mà.Vado in camera.Cià”.

Olga passa delicatamente l’asciugamano sul volto di nonna Ada, segnato da mille solchi di vita e ogni tanto getta un’occhiata furtiva allo specchio di fronte a loro.
Le lava il viso ogni sera, prima di metterla a letto.Poi le si siede di fianco e le legge, a bassa voce, alcune preghiere ortodosse,nella sua lingua.
Quando la nonna chiude gli occhi,Olga si alza dalla sedia e va in cucina.
Mette un po’ di vodka in un bicchierino e si siede sulla poltrona, di fronte alla tv accesa.Finito il bicchierino,un calore buono la invade e si addormenta con in mano una fotografia.

E’sabato notte.L’orologio a pendolo suona le due.Olga si sveglia di soprassalto,e,come sempre,si prende un po’ di tempo per guardarsi intorno e realizzare che è a casa di nonna Ada,si è addormentata sulla poltrona,e deve trovare un barlume di forza e lucidità per trascinarsi a letto.Stanotte, si accorge che ha sudato, deve aver fatto un incubo.
Sente all’improvviso un colpo alla porta d’ingresso, e poi un tonfo.
Olga si alza al rallentatore e va verso lo spioncino.Ha gli occhi appannati ma riesce a vedere là, sullo zerbino appena fuori la porta, un corpo accovacciato a terra.
Apre piano e riconosce nell’ammasso di vestiti,la testa rasata di Pietro, il nipote di nonna Ada,serrata contro le gambe piegate.

“Pietro…”
Lo prende per le spalle e lo trascina dentro.All’inizio oppone resistenza, ma poi si abbandona, lungo disteso sul pavimento dell’ingresso.
Puzza d’alcool.
“Ti aiuto?”.
“No”.
Pietro inizia a lamentarsi,sente dentro la testa, il cervello che ondeggia come una bottiglia in mezzo al mare e quella maledetta paura di morire,che inizia a fotterlo.Non vuole che lo aiuti,quella puttana di un’immigrata,che sta lì curva sopra di lui e lo fissa.
Ricorda solo l’istante in cui le forti braccia di lei, afferrano le sue e lo trascinano in paradiso.Il bagno, finalmente.
Ci butta dentro l’anima.Poi di nuovo le ganasce che lo prendono da sotto le ascelle.Il letto.La bottiglia oscilla sempre più piano tra le onde.Piano…Piano…

“Ho chiamato tua madre,sa che sei qua”.
La luce di mezzogiorno di gennaio, riscalda la stanza e la coperta di Pietro, all’altezza delle gambe.
“Sai che gliene frega.Voglio dormire.Lasciami in pace”.
“Vuoi acqua?”.
“No, ti ho detto di uscire”.
Olga va verso la porta.Pietro, con la faccia nascosta tra le coperte, la guarda andarsene.

Sono le sei di pomeriggio a casa di nonna Ada.Dai braccioli del divano, spuntano i calzini bianchi di Pietro che guarda la tv allungato.
Ha il cranio ancora stretto nella morsa del mal di testa post sbronza e davanti ai suoi occhi passano immagini di vecchi bikers canuti e muscolosi accalcati intorno al rottame di una moto da riparare.
Nonna Ada dalla sedia a rotelle,fissa Olga che si muove intorno ai fornelli,la guarda col volto bloccato da almeno due anni, nella stessa espressione estatica che la fa sembrare una bambina,di fronte a un regalo appena scartato.Non può più parlare,e nessuno può dire se dietro quegli occhi immobili stia ancora pensando.
Olga crede di sì.Quando la sera le lava il viso,dallo specchio di fronte,riesce a cogliere su quella maschera statica, un impercettibile sorriso.
Pietro guarda ogni tanto, da sopra lo schienale,il culo di Olga che si muove, dal frigo al lavello,dal lavello al forno.

“Resti a mangiare con noi stasera?”.
“Ok”.
Non riesce a dire altro,nella testa indolenzita c’è posto per un solo pensiero : prendere Olga da dietro e magari raccontare l’impresa ai
suoi commilitoni,sostituendo Olga con Beatrice, la sua inesistente fidanzata del nordest.
La stessa che veste i panni di Maria, la prostituta che lo ha iniziato e continua a sbeffeggiarlo bonariamente, le sere che va a svuotarsi da lei,per avere un abbraccio e qualcosa da raccontare ai suoi confratelli.
L’impresa eroica richiede l’impeto del superuomo.
Non c’è morale,non c’è paura.
Pietro si alza di scatto e cinge Olga con tutta la forza che i suoi sedici anni gli permettono.
Lei gira la testa verso di lui.
Gli occhi di Olga,riescono ad agganciare,per la prima volta, in un istante,quelli di Pietro.
E per la prima volta,lui si sente nudo.
E vorrebbe solo scappare, lontano da quello sguardo.
Molla la presa,si gira verso nonna Ada.Sul suo viso immobile c’è rimprovero misto a tristezza.Pietro può vederlo.E’ così.
Afferra gli scarponi rimasti di fronte al divano e va via.

E’passato mese da quel pomeriggio.Appena sotto la superficie di Pietro, i tentacoli della vergogna,deboli ma ben ramificati, vorrebbero che non mettesse più piede in quella casa. Dentro Pietro, una forza ancestrale che grida potente, il bisogno di sentirsi ancora indifeso di fronte a quella donna.
Ci sono dei documenti da portare ad Olga.E’per la sua regolarizzazione.I suoi genitori,sono troppo impegnati.Andrà lui.

Pietro entra in casa di nonna Ada,con gli occhi bassi, per difendersi da quello sguardo che teme e di cui ha bisogno nello stesso tempo.
Ha la mano che trema un poco, quando porge ad Olga, la busta con le carte.
“Resti a mangiare con noi stasera?”
Di nuovo quell’invito.Allora si è ripresa.Allora forse non ce l’ha con lui.
“Sì,va bene”
Pietro si siede appoggiato al tavolo,e guarda il vuoto davanti a lui, in silenzio, mentre gli arrivano alle orecchie i rumori che fa Olga mentre cucina e lentamente un odore buono.
Olga imbocca la nonna,aspettando di cogliere ad ogni boccone, un sfumatura d’apprezzamento sul suo viso.
Pietro mastica in silenzio con gli occhi sul piatto.

“Ce l’hai la ragazza, Pietro?”
“No”
“Io alla tua età avevo già un figlio, sai?”
Pietro annuisce continuando a guardare in basso.
“Era biondo, come te,se diventava grande, ti assomigliava”
“Perchè,dov’è ora?” Pietro ha la voce che trema e solo adesso,trova la forza di alzare gli occhi ed incontrare per un breve istante, quelli di Olga, e di trovarci dentro malinconia e poi un sorriso, per lui.
“E’ morto,aveva cinque anni.Broncopolmonite”.
“Quindi, sei sposata?”
“Ero sposata.Il dolore.Non parlavamo più.Io ho deciso di venire in Italia.Aspetta,ti faccio vedere una cosa…”
Olga si alza ed apre un cassetto.Tira fuori una piccola foto consumata dal tempo.
“Eccolo, è il mio bambino.E’tanto bello vero?”.
“Sì”.
“Oggi,faceva quindici anni,tieni,beviamo per lui”.Olga,porge a Pietro,un bicchierino di vodka e lo bevono entrambi d’un fiato.
“E’ fortissima!” Pietro tossisce un po’ e Olga prima ridacchia, con la mano davanti alla bocca, poi si lascia andare ridendo con tutto il corpo.
“Piano!Non dovevi berla così veloce!”.

“Adesso devo andare”.
“Resta un altro poco,Pietro”.
“Va bene”.

Pietro appoggiato allo stipite della porta del bagno, guarda Olga che lava il viso a nonna Ada ed ogni tanto butta uno sguardo pieno di tenerezza,anche a lui,che sta per crollare di stanchezza ed alcool,ma che non vuole andare via.
“Guarda come sorrride tua nonna, è felice.E’ stata una donna molto bella e anche adesso lo è.Vero Ada?”Le dà un bacio su una guancia.
Anche Pietro, si stacca dalla porta e viene ad abbracciarle entrambe.
Si guardano allo specchio.Sono belli,tutti e tre insieme.
E’il sedici febbraio,sono le dieci di sera, e fuori sta iniziando a nevicare.

Nonna Ada, non avrebbe mai visto quella neve sciogliersi.
E’ passata una settimana da quella sera.
Olga le legge le preghiere,lei, con lo sguardo fisso sul soffitto, non accenna ad addormentarsi.
“Nonna cosa c’è stasera.Perchè non vuoi dormire?”sussurra Olga appoggiando dolcemente la guancia alla sua.
E’fredda.
“Nonna!Ada!”.Un solo urlo.Olga le si stende vicino.E inizia a piangere sommessamente.Poi,si addormenta col viso stretto al suo.
Quando si sveglia,la nonna guarda ancora il cielo,e lei non ha più lacrime.
E’in cucina e beve un sorso dalla bottiglia di vodka.Poi un altro.Poi un altro ancora.
Prima che il calore salga, prende il telefonino e chiama la madre di Pietro.
“La nonna.E’ fredda.Venite, vi prego”.
Poi torna in camera e con la mano, le abbassa le palpebre sugli occhi.
Si siede sulla poltrona di fianco.
E’una fredda notte d’inverno,nella campagna ucraina.C’è un bambino nel letto di fronte a lei.Capelli biondi,viso bianchissimo.Ha una smorfia di dolore impressa per sempre sul volto.Per sempre.Per sempre.

Il contatto di un viso caldo accanto al suo,la sveglia.
E’ Pietro.
“Olga…”

“Che farai adesso?”
“Torno in Ucraina.Il mio bambino è da solo là,sotto la neve.Ha bisogno delle mie preghiere”.
Olga sta ammucchiando maglie in uno scatolone.
Si ferma un istante per fare una carezza a Pietro che non parla più.
Poi,in preda ad una forza che le impedisce di fermarsi, torna a stipare maglioni nella scatola.
“Voglio venire a trovarti in Ucraina”.
“Quest’estate”.

La mano liscia e calda di Pietro,si intrecciava a quella ruvida di freddo,di detersivi e di vita, di Olga,nel momento esatto in cui le loro esistenze stavano per dividersi.

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