chiaranonmente

quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

VITE

Il ragazzo cieco che mendica con gli occhi rivolti al sole,all’angolo di un palazzo.

La donna seduta a gambe incrociate sul marciapiede,grigia,e il figlio malato tra le sue braccia che si prende i capelli e le si contorce davanti.

Nel traffico di un pomeriggio qualunque, a bordo strada,una donna che implora un uomo più vecchio di lei,che la strattona e la obbliga a seguirlo.

La ragazza tunisina che intreccia la mano ad un canuto occidentale,seduti ad un tavolo nel giardino dell’hotel.

La coreana dal grande cappello di paglia che prende lezioni d’arabo dalla donna col velo,appuntando su un taccuino,ripetendo suoni strani, con gli occhi spauriti.

La ragazza che pulisce la nostra stanza,ha una cicatrice sulla guancia che sembra una fossetta ed è bella ma forse non lo saprà mai.

Poi quella nuova,che ho visto appena ieri, passava lo straccio e dal collo del camice le spuntavano due auricolari.

Non ho potuto fare a meno di sentirmi per un attimo al posto di ciascuno di loro e immaginare quello che provavano e lasciar partire una storia.

E’ una brutta malattia, lo so.

 

 

 

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