chiaranonmente

quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

Archivi per il mese di “maggio, 2013”

CULTURE

 

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Questa foto l’ho scattata domenica scorsa dopo aver soffocato un urlo guardando un ragazzino che si lanciava dalla rupe, praticamente in uno stagno con l’acqua di pochi metri.

E subito dopo, rivolta al mio compagno : “Questi sono proprio degli incoscienti, prima o poi qualcuno ci lascia la pelle”.

Poi, andando verso la macchina, mi sono sentita ancora una volta diversa da loro, piccola pavida occidentale,che teme la morte ma non ne ha rispetto.

Loro, invece, la morte imparano a conoscerla presto : nel neonato che non sopravvive, nel vecchio che muore e basta, senza alcun accanimento terapeutico,nella capra che muore nel dare alla luce.

E altrettanto presto apprendono l’intimo legame tra Morte e Vita, e ad accettare che una si accompagna necessariamente all’altra.

Per noi, l’ “Altra” è un tabù, inutile nasconderlo.

Poi una vecchietta l’altro giorno,alla mia risposta “non parlo arabo, mi scusi” risponde sbeffeggiandomi e rifacendomi il verso.Ci sono rimasta malissimo.

E in coda dal fruttivendolo,viene servito chi allunga prima il braccio e riesce a sovrastare fisicamente l’altro.

In occidente ,saremo anche pieni di sovrastrutture e “buona educazione” e paure e nevrosi, ma non è proprio tutto da buttare.

Far incontrare le due culture,e lasciare che una impari dall’altra?

Difficile.Per quel che mi riguarda però, continuo a provarci.

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SOGNARE PER CAPIRE

Nei miei sogni di un tempo, lasciavo entrare anche la morale che mi guida nella realtà da sveglia, tanto che le questioni più profonde non riuscivano ad emergere.

Anche nei sogni, rimanevano parole non dette, azioni represse.

Al risveglio,un profondo senso di frustrazione e la sensazione di non aver dato ascolto a qualcosa.

Oggi, mi sveglio distrutta e col cuore in frantumi e il corpo stanco ,perchè nel sogno agisco senza troppi freni e vado oltre.

Al risveglio, mi basta ripercorrere quello che è successo per capire.

Capire i miei bisogni, capire i nodi irrisolti, capire i miei punti deboli e quelli di forza, capire l’origine di alcune ferite e provare a curarle.

Il prossimo passo ,sarà riuscire a fare quello che in alcune tribù, alcuni esseri umani,ancora riescono a fare : sognare SOGNI LUCIDI.

Avere cioè, nel sogno, la consapevolezza di stare sognando e di stare agendo in una realtà altra.In altre parole,accorgersi durante il sogno, di stare sognando.

Nel momento in cui si acquista questa consapevolezza,si può trarre il massimo vantaggio dai sogni.

Si possono porre domande,alle figure che ci appaiono, per avere risposte su noi stessi,si possono provare a superare certi nostri limiti, perchè la dimensione onirica non ha le stesse restrizioni della realtà fisica e si è quindi agevolati, si possono risolvere conflitti.

Tutto questo, ovviamente, come una sorta di “palestra”  o banco di prova per poter meglio affrontare i problemi nella dimensione “reale” di veglia, se non altro, con maggiore consapevolezza di noi stessi.

NATA PER STARE SOLA

Stavamo litigando l’altra sera.

Ed è volato un “Sei nata per stare sola tu. Prima o poi anche tuo figlio ti volterà le spalle”.

Lingue senza freni, compresa la mia, aizzate dalla stanchezza di questa reclusione forzata.

Dopo  quella frase mi sono zittita.

F4 : colpita e affondata.

Chiusa in bagno a piangere, come una bambina.

Quella bambina.

Che amava guardare gli altri da un angolo e inventare storie su di loro, anche se ci soffriva un po’. Brava a costruire mondi, e a farsene uno per sè, in cui abitare, da sola, in compagnia delle proprie creature.

Quelle lacrime, erano e sono ancora il tributo per una normalità che non mi avrà mai.

Forse un giorno, smetterò di versargliele.

Quando anche mio figlio mi abbandonerà e lo guarderò andare col sorriso di aver generato un essere altro da me e non una mia propaggine. Col sorriso sollevato dell’acero che vede l’elica del suo seme volare lontano : non moriremo soffocandoci, tu vivrai.

Quando mi sveglierò sola, nella mia casa in riva al mare con una macchina da scrivere e tanto caffè ad attendermi.

A contemplare onde che si infrangono là fuori e il mio mare calmo dentro.

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Fossacesia (Chieti)

RESTO DENTRO

Vorrei. svegliarmi domani e scoprire che questa cella d’isolamento forzato chiamata camera d’hotel,non esiste più.

E vorrei pure evadere, se non sapessi cosa mi attende là fuori.

Empatia col canarino che il bambino vuole far uscire ma si ostina a restare in gabbia, empatia col carcerato, ad un passo dalla libertà,che non vuole lasciare la sua cella.

Là fuori.

Non la parola fresca,nuova di zecca, di una mente libera,che mi accarezzi la fronte.

Non una famiglia,non la madre che cerco (no, oggi non scriverò un post su quanto sia brava e buona la mamma, su quanto sia cambiata la mia vita dacchè ho un figlio e ovvietà simili).

Non un Paese che sta crescendo in umanità (e parlo dell’ Italia,non della Tunisia),ma la folla irrazionale,guidata dagli istinti più bassi,che grufola nella cronaca nera e si imbelletta di cronaca rosa e buonismo.

Non amici.Non me la cavo bene con le leggi del baratto io.

Non il tempo,che qua almeno non mi manca,ma una corsa continua,al soddisfacimento di bisogni indotti.

Guardo fuori,aspetto un’ alba.

 

 

DONNE DU DU DU

Le mani grasse di un energumeno tunisino che si posano sui tuoi fianchi, riattizzano il marchio a fuoco stampato sulla tua anima : sei una donna, hai un bambino con te, sei intelligente e perciò debole,per pochi secondi il mio potere è su di te e tu starai zitta,sei una bambina non sbucciarti le ginocchia,sta composta,lo faccio tanto non parlerai,sei sensibile e matura tu.

Chiara di nuovo all’angolo.

E’ domenica mattina, siamo a Sfax, Tunisia, perchè Tullio deve giocare un torneo di calcio a sette con la squadra della fabbrica per cui lavora.

Solo uomini, intorno ai campetti d’erba sintetica all’aperto,uomini in infradito coi capelli impomatati,che si accalorano per nulla,uomini che scopano chi vogliono,prima (e dopo) il matrimonio,uomini che una donna che viene scoperta non vergine la prima notte di nozze,farebbe meglio a suicidarsi e, in ogni caso, va ripudiata.

Corro dietro a Saul, mentre Tullio gioca.

Mio figlio vede una palla,un uomo gliela sta porgendo e fa intendere di voler giocare con lui, un uomo il cui sguardo pesante sentivo addosso da un pezzo.

Ci chiamano dalle scale di un locale pieno di mosche all’inverosimile : al piano superiore c’è qualcosa da bere per il bambino.

Il mucchio di lardo e testosterone inespresso sfodera il sorriso più accattivante e si offre di accompagnarci di sopra.

Lo precedo con il bambino in braccio su per le scale.

Sento afferrarmi ai fianchi da dietro e poi una mano che si intrufola a stringere la mia.

Non stavo cadendo.

Affretto il passo e sono su nel locale delle mosche e delle vivande, con l’anima in panne e mio figlio in braccio.

L’ammasso di lardo e testosterone inespresso è sparito.

Con una delle “loro” donne, non avrebbe mai potuto farlo.

Lo rivedo a più riprese durante la giornata, ancora quello sguardo sporco addosso e dentro, purtroppo, sensazioni già note.

Brutta storia.

Tullio ha saputo, a fine giornata: ” Dovevi dirmelo, l’avrei fatto picchiare”.

Non serve. Sono solo cicatrici che si riaprono.

IL RITORNO

Vedo planando la laguna di Tunisi dal finestrino dell’aereo mentre Saul e Tullio dormono.

Poi cinque ore di pick-up col piccolo addormentato sulle mie gambe e in sequenza dal finestrino : verde, verde , verde, verdegiallo, verdegiallo ,giallo ,giallo ,giallo ,marrone….

Ed anche : cartelloni pubblicitari, palazzoni , traffico , villaggi, benzinai faidate, capre , strade sabbiose, uomini davanti ai caffè, mucchietti di spazzatura che fuma, bancarelle della frutta, cadaveri di pecore grondanti appesi fuori dal negozio …

Gafsa ci attende avvolta in un asfissiante cappotto d’umidità. Caotica.

Camera 403. Di nuovo.

Ancora una volta nella mia vita, mi sento come lui. http://www.youtube.com/watch?v=ZzM4D2_uOP0&NR=1&feature=endscreen

Questa terra non ha ancora finito con me.

Le mie fibre non sono abbastanza sfilacciate, vanno sbattute ancora un po’,perché la mia natura primordiale, selvatica e vera, abbia spazio per uscire.

http://www.youtube.com/watch?v=gmmvZ_iTow0

 

 

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