chiaranonmente

quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

FELICITA’

Quarantasette giorni dentro una camera d’albergo.

Ancora niente casa, ancora nessuna data certa di rientro – definitivo o no, nemmeno questo ci è dato sapere – in Italia.

Il morale inizia a cadere.

Mi sveglio al mattino, con la voglia di riaddormentarmi e perdermi in un sogno che diventa immancabilmente un incubo.

Il mio bambino si sveglia, alla luce artificiale di una stanza buia con le finestre piccole. Tra un paio di mesi ci saranno 47 gradi, il sole non deve entrare.

Teletubbies sul pc. Io, più rincoglionita di lui al suo fianco. Colazione con cornetto e succo da concentrato d’arancia : colore arancio fosforescente. Alla mammina del cibo bio e dei giochi educativi ,crolla ogni certezza, a picconate di sensi di colpa .

Non ho scelta, siamo qui per non morire di fame e io mi faccio ancora di questi problemi (come anche il mummy-marketing  attuale comanda del resto)?

Sì.

Saul si butta a terra, prende le misure, vuole capire fin dove può arrivare ad imporre la sua volontà . Non ce la faccio a sollevare mille volte al giorno diciassette (credo) chili di bambino abbandonati per terra a peso morto. Non qui, non con questa testa. E alzo la voce contro di lui,come mai avrei voluto. Ultime picconate per l’icona della mamma ideale che albergava tanto tempo fa dentro me (e che anche la rete mi ha aiutato a costruire).

Sto perdendo di vista quella felicità che credevo di aver afferrato per sempre al mio arrivo in Africa.

Poi stasera usciamo, per il solito thè alla menta per noi e succo d’arancia per Saul (da arance vere stavolta, per alleviare il mio senso di colpa, che al bambino serve INNANZITUTTO la vitamina C…).

Nel bar soliti discorsi cupi tra me e Tullio – si va o si resta? Ce la faremo qui? – mentre Saul tenta la scalata dei divanetti e saltella al ritmo delle canzoni tunisine.

All’improvviso un ragazzo si avvicina, ha dei problemi motori ma lo noto solo dopo, perchè quello che mi colpisce è la purezza disarmante del sorriso che rivolge a mio figlio.

Gli dà un buffetto sulla guancia a significare un bacetto e ci dice “thank you” per averglielo permesso.

Mi spiazza quel grazie, mi stravolge quel sorriso.

Torna poco dopo con una bottiglietta di yogurt da bere alla fragola Danup , per il bambino.

Ancora gioia purissima nei suoi occhi, solo per aver visto mio figlio.

Ed io stasera sono qui a scrivere che della vita non ho ancora capito niente.

Snapshot_20130402_18

Annunci

Navigazione ad articolo singolo

Un pensiero su “FELICITA’

  1. la rete è un inganno, la mammap erfetta, che non alza mai la voce, che nmutre i pargoli solo con cibi buoni, non esiste, tu sei umana e ci sta tutto , dal nervosismo all’alzata di voce..pace..passerà…e quando sarà passato, tu tornerai quella mamma umana che sei , con i tuoi sì e i tuoi no

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: