chiaranonmente

quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

OSPITALITA’ TUNISINA

Domenica mattina.
Siamo ospiti a pranzo, di uno dei guardiani dell’ hotel.
Ci aveva detto che sua moglie aspettava un bambino e gli abbiamo recapitato un piccolo pensiero.
Da lì, l’invito.
Seguiamo la sua moto in un labirinto di strade polverose : la vista che ho descritto nei post precedenti si inasprisce ulteriormente : non c’è traccia d’asfalto, bambini per strada, greggi di capre,rifiuti, calcinacci, vecchi sdraiati a terra a crocchie che giocano con tessere improvvisate.
Le case con i ferri del cemento delle colonne ancora a vista, in attesa che ci si possa permettere di alzarle di un piano : è così che si riconoscono qui i benestanti, ci spiega Abslem, dal numero di piani della loro casa.
Arrivati. Varchiamo una porta di ferro, un giardino polveroso con qua e là il fusto esile di un alberello appena piantato e cespugli di menta : a foglie piccole, come quella che già conoscevo, ed una varietà mai vista profumatissima, a foglia lunga.
Poi dentro casa : fresco.
Semplicità, dignità e cura.
Sui muri della saletta che ci ospita ,che in occidente avremmo definito spogli, e che invece qui mi sento di chiamare puliti, campeggia un’unica cornice : all’interno , un versetto del Corano a rilievo su una lastra di bronzo. Sopra il quadro : un fiore rosso di plastica.
Ci sediamo sul divano, poco dopo arriva la sorella della padrona di casa, che la sta aiutando in cucina e poi lei, incinta, che ci accoglie con un sorriso.
Poi sopraggiunge una bambina : Edhil. La nipote di entrambe, figlia del loro fratello.
Otto anni, capelli corti, occhi nerissimi, lineamenti delicati. Saul se ne innamora e non fa che chiamarla di continuo.
Il pranzo è pronto . Sul tavolino della saletta vengono adagiate due enormi ciotole di cous cous  con peperoni,patate, ceci, carne.
Poi una teglia di tajine , una sorta di frittata spessa con patate , menta e prezzemolo tritato.
Due piatti di immancabile insalata tunisina a base di finocchi, olive, lattuga, pomodori
Un piatto di pere private del torsolo e tagliate a metà.
Coca cola.
Ognuno col suo cucchiaio, si mangia INSIEME, attingendo dal piatto che contiene la portata.
Non servono parole. Quel gesto basta ad avvicinarci.
I sapori sono incredibilmente delicati e inaspettatamente già noti al palato. Siamo figli del Mediterraneo e fratelli.
Saul ci guarda, ma non vuole mangiare.
Scappa con Edhil nel davanti casa assolato. Mi alzo per seguirlo.
Si siede in mezzo alla polvere e recupera un sasso e un bastone.
Lancia pugni di terra in aria soddisfatto. E’ rilassato e felice. Anche lui.
Poco dopo escono tutti. La padrona di casa ci serve del thè alla menta, che ormai conosco e amo, in piccoli bicchieri.
Abslem ha ancora poco tempo per stare con noi. Alle quattro deve riattaccare col suo lavoro all’hotel.
Ma prima vuole presentarci a suo suocero che ha un dromedario. Lo dice con fierezza.
Usciamo di casa alla volta dell’altra famiglia che ci sta aspettando.
Entriamo in un piccolo cortile : un dromedario! Finalmente da vicino! Ed ha un piccolo, bianco e lanuginoso : Saul spalanca gli occhi : ci sono anche galline , galli e pulcini e un cagnolino nero attaccato ad una corda che fa le feste a Tullio.
Poi veniamo presentati al capofamiglia : ha un caffè nel sottocasa ed è stato un personaggio locale politicamente in vista : la nuova casa che ci presenta davanti agli occhi ha infatti ,spazi enormi e divani, fatti per ospitare un gran numero di persone.
Gli uomini chiacchierano con Tullio. Io e le donne di casa riusciamo incredibilmente a comunicare in una lingua fatta del mio francese stentato, di gestualità e di sguardi di intesa. Mi promettono che mi insegneranno a fare il cous cous e mi chiedono di andare a trovarle più spesso dal momento che vivo a Gafsa, mi regalano degli oggetti tradizionali di terracotta. Il cuore mi scoppia, non sono abituata a tanto calore.
La visita finisce. Ci pregano di tornare.
Rientriamo in hotel.
Dentro la nostra camera, seduti sul letto, io e Tullio ci guardiamo increduli.
Questo pezzo d’Africa e la sua gente, si sono presi un altro pezzo del nostro cuore, e lo hanno trasformato.
Saul gioca tranquillo con le sue macchinine. Nemmeno un capriccio stasera. Eppure ha mangiato poco o nulla.
Ci  ha visti sorridere .Tutto il tempo. Forse è questo il motivo.
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2 pensieri su “OSPITALITA’ TUNISINA

  1. patrizia in ha detto:

    mi emoziono a leggere questi scritti…certe volte vi invidio,forse mi manca la semplicità e la voglia di apprezzare le cose e le situazioni per come sono. a volte ho bisogno di farmi due bicchieri(2) per poter apprezzare ciò che ho. vi auguro di stare bene, e trovare gente che non voglia qsa da voi forza.un abbraccio pat

  2. In Italia forse questo non succederebbe mai…tutti intenti a correre ad essere diffidenti e a mantenere le distanze. Certe ospitalità sono tipiche di altre culture, e’ triste pensarlo, ma sempre più spesso e’ così.

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