chiaranonmente

quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

MOHAMMED

Dopolavoro a Gafsa.

Tullio che rientra in albergo bianco di polvere.Un bagno che gli ridà un po’ di vita.

E usciamo.

Cerchiamo una pizzeria per Saul che da due giorni ha deciso di nutrirsi esclusivamente di patatine fritte, per variare un po’ sul tema.

E troviamo Mohammed.

Capelli tirati indietro con la brillantina e sorriso bianchissimo.

Scandiamo : “U-n-a p-i-z-z-a merci”.

E lui ci risponde : “Co’ a pummador ‘n copp’?”

E’ stato undici anni a Napoli Mohammed .Ne avrà al massimo 25.

Prima di Napoli, Vienna e una ragazza di Taormina.

Ha imparato a fare la pizza, ci mostra con orgoglio la bibbia della cucina Napoletana di De Crescenzo.

Tullio manco a dirlo, si esalta.

Io gli chiedo se ci sono altri Italiani a Gafsa.Lui risponde di sì e che ci metterà lui in contatto con loro perchè sa che significa essere straniero.

Vuole ospitarci a casa sua, la pizza non ci permette di pagarla.

Mi vergogno pensando a come lo avremmo accolto in Italia.

Lui dice che ha trovato vero calore umano solo a Napoli.

Ringrazio i Napoletani.

Usciamo.

Un altro muro viene giù.

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Un pensiero su “MOHAMMED

  1. vero, chissà come l’avremmo accolto…

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