chiaranonmente

quello che sfugge agli occhi ma merita di lasciare una traccia

NONNA CONCETTA E IL BALCONE DI MARZO

Nonna Concè, la mamma del mio compagno : una donna intimamente legata alla terra e alle stagioni.
Senza parlare, mi insegna a vivere.

Costruisce semenzai di fortuna ingegnosissimi per i pomodori, sparge la cenere del camino sull’orto, butta il sangue di un coniglio sgozzato sulle ortensie, cuce, sferruzza, trasforma, inventa.
Dire, che “ricicla” è riduttivo.
Al primo sole, è fuori ad “annartare” come direbbe lei, cioè, a fare qualcosa, ad ingegnarsi.
Non vedo discontinuità tra lei e la Natura.
E’ un grembo accogliente e paziente di Vita.
La guardo accettare le difficoltà con la calma, combattere le preoccupazioni col lavoro.
Io che mi accendo per niente, io che vado giù per un nonnulla , la guardo : capelli di un grigio pulito, un sorriso irraggiato di rughe che raccontano : di dolore, le più profonde, di sorrisi fugaci,quelle più lievi.
Mi parlano, senza parole, mi dicono che si può non invecchiare invano, che è la Natura il posto in cui trovare rifugio e ritrovarsi,che gli eventi non vanno contrastati, ma accolti ed affrontati passo passo.

Luna crescente.
Ho piantato sul balcone, dentro una pentola rotta, dei semi di basilico messi da parte l’anno scorso,e poi ancora, in altri vasi, semi di tagete , e di “bella di notte”.
Aspetto di veder spuntare del verde sulla terra nera.

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